World Aperitivo Day. Breve storia dell’happy hour dalle ricette di Ippocrate ai feed di Instagram

Un tempo il calendario era scandito a colpi di santi, oggi invece i giorni si susseguono al ritmo dei World Day. Si parte dal primo giorno dell’anno, Giornata Mondiale della Pace e si avanza con risolutezza e perseveranza tra celebrazioni di istituzioni gastronomiche, buoni propositi, astemi pentiti e calzini bucati. Il 26 maggio è stato il World Aperitivo Day, la giornata mondiale dedicata ad uno dei trend più amati dell’italian lifestyle. Pervasiva ed inclusiva, questa abitudine mondana ammette ogni gusto e tendenza: vini, birre, cocktail, low e no alcol prèt-à-boire!

Il termine aperitivo deriva dal latino “aperire”, che significa appunto aprire. La bevanda infatti è in grado di stimolare l’appetito, aprendo alla sensazione di fame prima del pasto. Già nel V secolo a.C. il celebre medico greco Ippocrate prescriveva ai suoi pazienti inappetenti il vinum hippocraticum: un vino bianco dolce, aromatizzato con fiori di dittamo, assenzio e ruta. Nell’antica Roma invece prima dei banchetti, i patrizi erano soliti consumare il loro vino con qualche stuzzichino.

Il rito dell’aperitivo come lo intendiamo oggi nasce a Torino, nel 1786, in una piccola bottega di liquori, dove l’erborista Antonio Benedetto Carpano mescolò il vino moscato con erbe e spezie: il Vermouth. La sua bottega era di fronte al palazzo reale, così in breve Vittorio Emanuele, allora re d’Italia, divenne un consumatore e un testimonial d’eccezione di questa bevanda, che venne consacrata aperitivo ufficiale della casa sabauda.

In Piemonte fu ideato anche un altro celebre drink. Nel 1860 Gaspare Campari elaborò la ricetta segreta del bitter, chiamato così per via del gusto particolarmente amaro. Il liquorista si trasferì pochi anni dopo a Milano e aprì il Caffè Campari nella Galleria Vittorio Emanuele. Nel 1915 il figlio Davide aprì il Camparino, un locale dotato di un innovativo sistema che garantiva un flusso continuo di acqua gassata direttamente dalle cantine, che permetteva di servire un Campari e soda perfettamente refrigerato.

Secondo la leggenda invece origini austroungariche spetterebbero allo Spritz nazionale. Nell‘800, quando il Lombardo-Veneto era sotto il dominio asburgico, i soldati austriaci, avvezzi alla birra, cominciarono ad allungare il vino con acqua frizzante. La parola spritz deriva dal tedesco spritzen, infatti il vino veniva “spruzzato” con l’aggiunta di acqua. Questa abitudine pian piano si consolidò fino a divenire una consuetudine diffusa. Quando nel 1919 in Veneto si diffuse l’Aperol, creato dai fratelli Barbieri di Bassano del Grappa, si cominciò ad aggiungerlo al vino e alla soda.

La fama di questo cocktail è gradualmente e inesorabilmente cresciuta, grazie ad un marketing strategico e a slogan rimasti iconici – ricordate The Spritz Life della Milano da bere? – rimbalzando fino ai feed di Instagram e di TikTok. Oggi è lo Spritz l’aperitivo più consumato in Italia e comprende una lunga lista di varianti. Tutte da provare.

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