SPOILER ALERT: Il Moscato non è più dolce!

Alla scoperta del lato secco del Moscato. I prodotti da non perdere!

Ci siamo appena lasciati alle spalle le festività pasquali, nella quali un immancabile compagno di avventura è stato il Moscato. Anzi dovremmo dire i Moscati, vista la grande varietà di tipologie connesse a questo vitigno. 

Quella del moscato è infatti una grande famiglia con una storia millenaria, all’interno della quale possiamo trovare varietà differenti tra loro: Il Moscato bianco, giallo o rosa; il Moscato di Scanzo o di Terracina; di Acqui o di Alessandria… insomma, questi vitigni sono in grado di regalare delizie per tutti i palati!

Nell’immaginario comune il vocabolo “Moscato” ci porta subito alla mente dolci leccornie: acini dorati e zuccherini, adattissimi a produrre un aromatico vino dolce, servito freddo a fine pasto, possibilmente dell’ultima annata in commercio. Questo è il perfetto identikit del moscato bianco, celebre nelle zone di Canelli e dell’astigiano, con un bouquet esplosivo ma elegante, dotato di una dolcezza delicata e un aroma inconfondibile e caratteristico.

Oggi occorre porre qualche differenza. Ad esempio, ecco che nelle versioni Trentine e dell’Alto Agide (ma non solo!) il Moscato Giallo viene vinificato principalmente secco. Mai provato il celebre Pfefferer della Cantina Colterenzio? Un 100% moscato giallo in grado di sprigionare spezie e carattere, un vino fresco ma di corpo, piacevolissimo come aperitivo. Un vino che colpisce proprio per la sua bevibilità: l’aromaticità del vitigno unita ad una freschezza e sapidità non comune.

Un discorso analogo è possibile sostenerlo anche a 1500 km più a sud, nella cornice della splendida Sicilia, dove lo Zibibbo (che altro non è rispetto al Moscato di Alessandria), quando vinificato secco, regala e sprigiona le più classiche note della macchia mediterranea: agrumi, erbe aromatiche, spezie etc. La buccia assai spessa di questa tipologia, aiuta a mantenere una buona acidità al suo interno, nonostante il clima decisamente caldo della terra siciliana: si ottengono vini ideali per accompagnare grigliate di pesce e molluschi.

Un esempio tra tanti? Il Terre Siciliane Zibibbo IGP, di Nino Barraco. Nino è un produttore che ha saputo farsi strada per i suoi vini mai banali o invadenti, sempre pronto a sperimentare nuove strade all’interno della tradizione siciliana. Come lui sono tanti i produttori che ottengono sempre di più ottimi risultati con il moscato vinificato secco, nei quali la sapidità del territorio si unisce ad una piacevole morbidezza.

Chiudiamo questa prima panoramica sul moscato, cambiando completamente “colore”: ebbene sì, il moscato può dar vita anche ad apprezzabili vini rossi fermi, caratteristici per il tannino delicato, dal profumo fruttato e floreale. È questo il caso, ad esempio, del Moscato nero di Acqui, vino della tradizione che negli anni ha saputo conquistare un posto di rilievo sulle tavole locali. 

La famiglia del moscato è davvero varia, complessa e ricca di sfumature. Un vitigno con il quale è possibile giocare un abbinamento a tutto pasto: dall’aperitivo al dolce… e non solo! Dal Moscato nascono anche grandi distillati! Non solo Grappa, indiscusso orgoglio italiano, ma anche il celebre Pisco cileno, vero simbolo per quella nazione.

Buon Moscato a tutti! 

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