Prošek e Prosecco: tutto quello che c’è da sapere – Decantico

Prošek e Prosecco: tutto quello che c’è da sapere

Si è parlato molto in questi giorni del caso Prošek, di come questo nome possa avere un’assonanza simile al famoso vino italiano, Prosecco e della confusione che può destare nel consumatore.

Senza insinuarci troppo nella giurisprudenza toccheremo la questione sul motivo del dibattito e le caratteristiche dei due vini, che secondo la storia e i metodi di produzione sono comunque due prodotti ben distinti.

Ma partiamo dall’inizio.

Quando un Paese entra a far parte della Comunità Europea deve accettare delle condizioni secondo uno statuto creato dai Paesi Fondatori, e con il tempo rivisto e corretto dai Paesi Membri con lo scopo di migliorare il dialogo tra gli stessi.

Tra le innumerevoli leggi vi sono anche quelle che regolamentano il campo dell’agroalimentare (Regolamento UE n. 1308/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013)

 e, entrando nella nostra materia, della produzione, mercati, definizione e protezione dei prodotti vitivinicoli. Nei vari passaggi vi è regolamentata anche la richiesta da parte di uno Stato Membro, sul riconoscimento di protezione di un determinato prodotto. Si legge infatti

Per beneficiare della protezione nell’Unione, le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche dovrebbero essere riconosciute e registrate a livello unionale secondo norme procedurali stabilite dalla Commissione.

Vista la legge, la Croazia patria del Prošek, in questi giorni ha presentato domanda per salvaguardare il suo prodotto.

Ed è qui che il nodo arriva al pettine. Nello stesso regolamento infatti sono presenti le norme di tutela, ovvero:

le denominazioni registrate sono tutelate contro qualsiasi usurpazione, imitazione o evocazione, anche se l’origine vera del prodotto è indicata o se la denominazione protetta è tradizione o è accompagnata da espressioni quali <genere>, <tipo>, <metodo>, <alla maniera>, <imitazioni> o <simili>.

È infatti a questa norma a cui l’Italia si appella proprio per difendere il suo prodotto, noto in tutto il mondo con il nome di Prosecco, riconosciuto secondo la legge italiana e poi europea come prodotto DOC all’interno della regione Veneto e nelle province di Conegliano e Valdobbiadene come DOCG, dal 2009.

(https://www.decantico.com/doc-e-docg-sinonimo-di-qualita/)

Effettivamente il nome è confondibile ma bisogna far presente che parliamo di due prodotti differenti. Il Prošek rientra nella categoria dei vini liquorosi mentre come ben sappiamo il Prosecco è un vino spumante.

Cosa si intende quando si parla di Prošek?

Prodotto sulla costa adriatica e nelle isole della Dalmazia, il Prošek ha una storia antica.

Nettare molto amato da Diocleziano, la sua prima menzione scritta risale al 1556.

Secondo la tradizione, le bottiglie di questo dolce nettare venivano prodotte in occasione di una nuova nascita, scrupolosamente conservate sottoterra e rispolverate solamente al tanto atteso giorno delle nozze.

Le uve utilizzate, sia a bacca bianca che rossa, provengono da vitigni autoctoni come ad esempio

bogdanuša, dubrovačka malvasija, grk, malvazija istarska, maraština, pošip, tarpinka, trbljan, vugava, žlahtina (per il bianco) e babić, lasina, plavina, plavac mali (per il rosso).

Quando l’uva ha raggiunto un’adeguata maturazione viene raccolta rigorosamente a mano e posta su delle stuoie di paglia o vimini per lasciarla appassire al sole. 

Al termine di questo processo viene effettuata la prima pressatura con macerazione sulle bucce per circa 2-5 giorni, ed infine pressata nuovamente. Il mosto ottenuto viene fatto fermentare per un anno o più con obbligo di successivo invecchiamento in botte per un altro anno.

Cosa dobbiamo aspettarci nel calice?

  • Per il passito rosso: alla vista sorprende il suo colore rosso scuro intenso, quasi        tendente al nero; la degustazione porta a scoprire aromi di cioccolato fondente, fichi secchi, amarena Maraska, frutti rossi ma anche the, caffè e spezie. La sua dolcezza però e ben equilibrata con l’acidità.
  • Per il passito bianco: dal colore ambra intenso, nel calice si scoprono aromi quali l’uva passa, noci, fichi, albicocche, note floreali, miele e caramello. Anche in questo caso, l’acidità è ben bilanciata.

Il gusto dolce e i molteplici aromi fanno di questo vino una scelta ideale con dolci, cioccolato o biscotti. Ma può essere abbinato anche a piatti salati come quelli di pesce, carne e formaggi stagionati.

La bollicina nostrana

Dalle coste frastagliate della Croazia rientrare in Italia lo si fa veramente in un attimo, a maggior ragione se la nostra meta è il Veneto, terra sacra del Prosecco. 

È giusto precisare che sotto la stessa denominazione oltre alla versione spumante (bianco e rosè) rientrano anche le due versioni di vino frizzante e vino fermo. Ad ogni modo, non è liquoroso.

La famosa bollicina veneta, più o meno coetanea al vino croato è un vino spumante da metodo Charmat, più raramente da metodo Classico o Champenoise.

Nella classica vinificazione con metodo Charmat, le uve raccolte esclusivamente da vitigni di Glera, vengono portate in cantina dove avviene il primo passaggio della catena di produzione. La diraspatura fa sì che l’acino venga separato dal raspo. Segue una pressatura soffice, il cui mosto estratto viene portato in appositi serbatoi in acciaio ad una temperatura di circa 14°C, dove decanta.

Al termine di questo passaggio il mosto viene fatto fermentare, grazie all’aggiunta di lieviti selezionati, per circa 10-12 giorni ad una temperatura tra i 15 e i 18 °C. 

Ultimata la fermentazione il vino-base deve essere spumantizzato. Questo processo avviene all’interno di autoclavi (pressurizzate a doppia parete per mantenere la refrigerazione) dove al vino-base vengono addizionati zuccheri e lieviti.

Questo processo dure circa dai 15 ai 20 giorni, al termine del quale con un travaso isobarico il vino spumantizzato viene trasferito in un’altra autoclave dove avvengo filtraggi e illimpidimenti. 

L’ultimo passaggio è l’imbottigliamento.

E nella Flûte?

Dal colore giallo paglierino con profumi fruttati che si ritrovano nel sorso con sentori di mela, pera e acacia, lasciando il palato fresco e sapido.

Ottimi per accompagnare antipasti leggeri e piatti non troppo elaborati a base di pesce.

Mentre sul campo da calcio, la nazionale femminile batte le croate con un perentorio 5 a 0, nel campo del vino la partita Italia-Croazia è ancora tutta da decidere.

Prosit!

Stefania Rocca

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