Pietre e vino: la storia di Istvan Szepsy

Non so se vi sia mai capitato di visitare una cantina nella speranza di bere dell’ottimo vino e ciò nonostante trovarvi catapultati a degustare una serie di vini eccezionali, ricevendo in più una lezione degna di un corso universitario in geologia. Ecco a noi di Decantico è successo questo pochi giorni fa in quel di Mad, in Ungheria, zona che noi italiani chiamiamo comunemente “del Tokaj” nella cantina condotta e gestita da Istvan Szepsy Jr.

La cantina ha origini antichissime, idem la famiglia che la dirige: circa una decina di generazioni addietro il tris-tris (aggiungete a piacere) avolo di Istvan Jr. era infatti il tenutario delle cantine reali. Il Tokaj – per darvi un’idea – a metà 700’ aveva già ottenuto una classificazione delle vigne ed era abitualmente bevuto in tutte le più importanti corti d’Europa (classificazione che la zona di Bordeaux avrebbe ottenuto quasi 80 anni più tardi, nel 1855).

I secoli passano e vuoi la sfortuna di non essere propriamente al centro delle più importanti rotte commerciali dell’epoca – come invece era la zona attorno alla mai troppo amata Gironde – vuoi che gli ungheresi si sono trovati dal lato sbagliato della cortina di ferro, questi vini eccezionali si sono dolcemente persi. Fortunatamente i segreti non rimangono tali mai troppo a lungo e diversi gruppi francesi e spagnoli (tra cui una certa Vega Sicilia) si sono fiondati in Ungheria già dal 1990\91 e hanno investito profondamente nella zona, nel tentativo di recuperare quello che è a tutti gli effetti uno dei terreni d’elezione dei grandi vini europei.

Qui, come ci racconta direttamente il proprietario, entra in gioco il papà di Istvan che, dopo aver aiutato alcuni di questi grandi gruppi a stabilirsi in zona ha investito tempo e risorse nella propria cantina fino ad arrivare oggi ad avere circa 60 ettari vitati in cui i figli producono circa 80 mila bottiglie “con impianti realizzati quasi tutti tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni ottanta”.

“Il vitigno per tutti i vini della cantina è il furmint, uvaggio a bacca bianca tipico dell’Ungheria dall’acino decisamente spesso e tondo, germogliatura decisamente precoce e maturazione decisamente tardiva“ (motivo per cui è così incredibilmente soggetto alla botrite), ci racconta Istvan.

Abbiamo discusso per ore con Istvan, ma arriviamo ai suoi vini, perle incredibili nel panorama mondiale: livello altissimo su tutta la gamma ma dovendo scegliere i più degni di menzione tra i secchi troviamo l’Uragya e il Szent Tamas entrambi 2017. Vini spiccatamente minerali (i terreni sono vulcanici con una composizione che varia moltissimo tra i vari cru nonostante siano estremamente vicini), una eleganza incredibile, acidità spiccata, un naso finissimo che varia nei vari cru dal bergamotto\cedro alla mela, con leggere ed elegantissime note di tostatura (e di nocciola) date dall’invecchiamento in legno in formato tonneau, legni esclusivamente della zona. Sono vini precisi, eleganti, importanti. 

Si passa poi alle specialità: Szamorodny 2016, categoria di vino dove si raccolgono grappoli parzialmente botritizzati e l’Atzu 6 puttonyos 2017. Questo è il gran finale, il re della zona: vino semplicemente incredibile; acidità che grazie alla botrite viene perfettamente bilanciata dalla dolcezza dei 150 g\l di zucchero, un colore oro luminoso stupendo, un caleidoscopio di profumi di albicocca\nocciole e ancora zafferano e cannella e frutta candita e… non so , è semplicemente uno di quei vini che vanno provati una volta nella vita.  

Tutti i suoi vini si posizionano stabilmente sopra i 90 punti in una scheda di degustazione… ma per l’Atzu – a mio avviso – parliamo di un vino sopra i 95 pt.

Concludo dicendo che in qualunque zona del mondo dove si produce vino si fa un gran parlare di Terroir ma raramente abbiamo avuto modo di discutere (e soprattutto imparare) da un esperto come Istvan; in 3 ore e mezza abbiamo parlato per quasi il 90% del tempo di pietre e acqua e ghiaccio e vulcani e alla fine, pur non avendo quasi mai menzionato i vini, avevo capito esattamente cosa stessi bevendo.

Köszönöm (grazie), Istvan.

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