Nel nome del padre… e del vino – Decantico

Nel nome del padre… e del vino

La festa del papà viene celebrata da molti secoli in quasi tutto il mondo, anche se in differenti giorni dell’anno a seconda dello Stato in cui ci si trova. In Italia le sue origini più remote sono riconducibili ad una ricorrenza tradizionale del popolo romano, in cui veniva onorato Liber Pater (letteralmente “Padre Libero”), che rappresentava la divinità italica a cui era consacrato il vino.

Nell’antica Roma, infatti, nei giorni intorno al 17 marzo, si celebravano i Liberalia, cioè i festeggiamenti in onore di Liber Pater, il dio della fecondità, del vino e dei vizi: durante tale ricorrenza erano previste libagioni e processioni lungo le strade della città; inoltre, gli adolescenti maschi che avevano compiuto sedici anni abbandonavano la toga praetexta e prendevano la toga virilis, cioè passavano dallo stato di puer (fanciullo) a quello di adulto, venendo investiti di tutti i diritti e i doveri spettanti ad un cittadino romano.

Successivamente, durante il Medioevo, in Italia ed in altri Paesi di religione cattolica questa festa è stata fissata il 19 marzo, giorno dedicato a San Giuseppe, padre putativo di Gesù, simbolo di tutti i papà e loro protettore, privando così la ricorrenza del suo aspetto pagano e conferendole una religiosa sacralità.

Il binomio padre-vino è comunque sopravvissuto nel corso dei secoli e continua ad essere celebrato anche oggi: dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, infatti, sono numerosi i casi nei quali un vino racconta la storia di un padre, reale o figurativo che sia.


Per cominciare questo metaforico viaggio celebrativo, partiamo proprio dalla Valle d’Aosta, dove in casa Maison Anselmet viene prodotto Semel Pater, il cui nome riprende il verso latino “Semel Pater, Semper Pater”, cioè una volta che un uomo diventa padre, lo rimane per sempre, in ogni circostanza. Questo strepitoso Pinot nero è stato dedicato da Giorgio Anselmet al padre Renato, come ringraziamento per avergli insegnato ad essere un vignaiolo e, prima ancora, un uomo.


Spostandoci un poco più a sud, arriviamo in Piemonte, dove Marziano Abbona ha reso omaggio a suo padre attraverso il Dogliani DOCG Papà Celso, in segno di profonda riconoscenza. In tal modo Marziano ha voluto siglare una continuità fra generazioni nella produzione di grandi vini piemontesi dal volto schietto e tradizionale, proprio come questa interessante espressione di Dolcetto, ottenuto da uve provenienti da vecchie vigne.


Non troppo lontano dai dolci pendii delle Langhe, in Lombardia, più precisamente nelle cantine del Castello di Cigognola, viene prodotto un Nebbiolo in purezza chiamato confidenzialmente Per Papà, che Gabriele MoraI ha voluto dedicare al padre Angelo, per celebrare il loro profondo legame. Qui in Oltrepò Pavese, zona nota anche come “Vecchio Piemonte”, il Nebbiolo assume caratteristiche peculiari, fortemente influenzate dal terroir, che lo rendono speciale, proprio come il rapporto fra Gabriele ed Angelo.


Ed è a due passi dal mare, a Castelnuovo Magra, sul confine fra Liguria e Toscana, che Diego Bosoni ha dato vita a Padre Figlio, un particolarissimo Vermentino in purezza macerato sulle bucce, che riassume in sé “l’abbraccio largo, caldo, paziente del padre e la freschezza scalpitante, energetica, asciutta del figlio. A fare armoniosa famiglia in un solo bicchiere”, come ci racconta l’etichetta di questa bottiglia.


Scendiamo lungo lo stivale e giungiamo in provincia di Avellino, dove una piccola azienda, La Cantina di Enza, produce il Taurasi DOCG Padre. Questo Aglianico da vecchie vigne esprime al meglio il proprio territorio e rappresenta l’amore di Enza per suo padre e per la loro terra, grazie al suo carattere austero, ingentilito dal tempo che trascorre prima in cantina, poi in bottglia; a conquistare i cuori (e i palati) è la sua calda avvolgenza, la stessa che Enza ritrovava da bambina, quando il suo papà le cingeva le spalle.


Terminiamo il nostro viaggio celebrativo approdando all’estremo confine sud dell’Italia, sull’affascinante isola di Pantelleria, più vicina alla costa tunisina che a quella italiana. Qui viene prodotto un vino unico al mondo per la sua particolare tecnica di vinificazione, conosciuto fin dall’antichità come “nettare degli dèi”: il Passito di Pantelleria. Bukkuram Padre della Vigna Passito di Pantelleria DOC di Marco De Bartoli, prodotto solo nelle annate migliori, è uno dei più grandi omaggi dell’uomo nei confronti di questa Terra. Non a caso la contrada chiamata Bukkuram, dove sorgono gli alberelli panteschi di Zibibbo (Moscato di Alessandria), che danno le uve destinate a questo vino, era la zona prediletta dagli arabi per l’allevamento della vite e il suo nome in lingua araba significa proprio “padre della vigna”.


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