Decantare o Caraffare? – Decantico

Decantare o Caraffare?

Questo è il dilemma.

In realtà un vero e proprio dilemma non lo è se si conosce cosa abbiamo nella bottiglia. Prima della nascita della bottiglia per come la conosciamo oggi, il vino era versato dalla botte in recipienti come anfore o caraffe, per facilitare il consumo in tavola. Durante il corso della storia, questi recipienti sono stati realizzati con materiali di diversa fattura.

Nei banchetti degli Antichi Romani, ad esempio, era possibile trovare sulle loro tavole caraffe o ampolle in vetro, per ritrovarle poi, con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, in varie leghe come bronzo, argento e oro o in terracotta. 

Solo con l’avvento del Rinascimento e la sapiente arte dei mastri veneziani, si riporta il Decanter nella forma in cui lo conosciamo attualmente; in vetro con collo alto e stretto e fondo ampio, per aumentare la superficie a contatto con il vino.

Oggigiorno, di ogni forma possibile da quella più classica a quella più stravagante, il decanter è diventato uno strumento importante nei ristoranti e nelle nostre case per un servizio ottimale del vino.

Ed ecco qui che nasce la domanda, quando bisogna decantare e quando caraffare?

Con il termine decantazione, da cui deriva il nome del recipiente dove questa pratica viene effettuata, si intende un procedimento di separazione di particelle solide da un liquido

Nel caso specifico del vino si va ad aggiungere un’altra azione che vale anche per la caraffatura, ovvero l’ossigenazione.

Dovete immaginare una bottiglia di vino da lungo invecchiamento, come una stanza chiusa. Quando andrete ad aprire la porta ed entrerete, potrete osservare magari della polvere caduta sui mobili e avvertire un odore poco areato. 

Ma se apriamo la finestra e swifferiamo, la stanza ritorna nel suo stato ottimale. 

Ritornando al nostro mondo del vino, dunque, l’azione di decantazione è consigliata per vini invecchiati solitamente rossi, dove è possibile notare sul fondo della bottiglia particelle ‘precipitate’ e all’apertura avvertire un odore poco fine.

Per un servizio ottimale, quindi, è giusta pratica servirci di un decanter, con apposito filtro (che non è quello instagram) posto sull’imboccatura, posizionandolo con verso inclinato rispetto la bottiglia, in modo da far scorrere il vino delicatamente sulla parete del decanter e non direttamente sul fondo.

Quest’azione è consigliabile effettuarla qualche ora prima di dar vita al nostro cincin.

Nella rete social ormai ci sono diversi video che mostrano il momento della decantazione di un vino da parte di un sommelier, che ai meno esperti potrebbe sembrare l’atto di qualche magia nera.

Lo so che voi a questo punto vi starete chiedendo, ma la candela a cosa serve?

Non c’è trucco, non c’è inganno. In realtà il trucco c’è e si vede

Nel campo dell’alta sommellerie dove il servizio al tavolo è impeccabile, di solito, non viene utilizzato il filtro (lode a chi lo ha inventato). Tutto dipende dal movimento della bottiglia.

Con la luce della candela è possibile vedere il movimento delle particelle, e nel momento in cui la bottiglia viene inclinata bisognerà fare attenzione a farle concentrare nell’incavo della spalla della bottiglia senza versarle nel decanter.

A questo proposito vi svelo anche un altro segreto: la funzionalità del “cestello a vino”.

L’utilizzo del cestello ci aiuta a mantenere un’inclinazione della bottiglia idonea a trattenere il fondo (termine tecnico per indicare le particelle depositate sul fondo della bottiglia) nella bottiglia.

Siamo arrivati al momento fatidico della comparazione. La carafattura non ha bisogno di magia nera.

È una semplice azione di versamento del vino nel decanter senza troppi indugi, che ha lo scopo unicamente di ossigenare e può essere effettuata anche al momento della degustazione.

La caraffatura è consigliata per i vini giovani sia bianchi che rossi che non hanno sedimenti ma che hanno bisogno di una spintarella per esordire nel miglior modo possibile.

Può capitare, infatti, di avare una bottiglia di vino, anche se di un’annata recente, ma al primo sorso notiamo che il suo gusto e il suo profumo sono in qualche modo ingabbiati, rispetto a quello che vi sareste aspettati di apprezzare. Ed ecco qui, che anche in questo caso il nostro prezioso decanter ci salva da figuraccia certa con i nostri ospiti. 

Ultimamente, questo procedimento, viene effettuato anche per spumanti giovani, sia per migliorare il loro bouquet (gamma di profumi) che per rendere meno aggressiva la bollicina.

In questo caso bisognerà utilizzare un decanter con bocca stretta e non scampanato come per gli altri vini, poiché l’ossigenazione dovrà essere minima.

Prosit

Stefania Rocca

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