Un antico proverbio popolare siciliano recita queste parole: “Cui scippa vigna e chianta vigna, mai vinnigna” (chi sradica la vigna e ripianta la vigna, non vendemmia mai), ricordandoci quanto tempo necessiti la vite per dare i suoi preziosi frutti.
Nel mondo attuale, in cui tutti hanno fretta e le mode, i gusti, le abitudini cambiano velocemente, questa lentezza imposta dalla natura risulta un valore fondamentale per chi ne sa apprezzare l’importanza, rendendola il proprio tesoro, interpretandola al meglio e raccontandone la storia.
Così, denominazioni storiche e territori in cui si fa il vino dalla notte dei tempi possono risultare incredibilmente contemporanei, grazie alle persone che hanno saputo coglierne le enormi potenzialità e coniugarle al futuro.
Nel corso dell’evento “Stile siciliano: i vini rossi del futuro”, tenutosi il 24 novembre 2025 a Milano, Silvio Balloni, presidente dell’Enoteca Regionale della Sicilia sede del sud-est, ha dichiarato:
“La Sicilia è una terra unica, le cui sfumature pedoclimatiche e i diversi approcci enologici riescono a esprimere vini dal carattere moderno, pur mantenendo un profondo rispetto per la tradizione. Questa è un’occasione per raccontare come tale tradizione stia evolvendo, cambiando e maturando, grazie alle nuove generazioni. Esse portano innovazione, pur restando fedeli a quelle radici che hanno dato vita all’unica DOCG della Sicilia”.
La storia del Cerasuolo di Vittoria DOCG
Risale al III secolo a.C. la prima testimonianza della coltura della vite nel Ragusano e si tratta della Plaga Mesopotamium, un documento che testimonia l’acquisto di circa un ettaro di vigneto da parte di una commerciante di vino.
Donna Vittoria, Contessa di Modica
Intorno al 1600 viene scritto il primo capitolo del Cerasuolo di Vittoria, ancora una volta per mano femminile. Donna Vittoria Colonna, infatti, sposa Enriquez de Cabrera e diviene Duchessa consorte e reggente di Modica. Alla morte del marito, Vittoria eredita non solo la Contea Siciliana, ma anche i numerosi debiti che il defunto aveva contratto nel corso della sua vita.
A questo punto, la Duchessa comprende che la salvezza della sua terra ha radici proprio in quelle campagne che già in passato avevano donato grandi vini. Così, su suggerimento di alcuni funzionari, decide di concedere in enfiteusi parte dei terreni di sua proprietà ai coloni, in cambio di frumento. L’offerta risulta molto attrattiva e un gran numero di contadini, provenienti non solo dal resto della Sicilia, ma anche dalla Calabria e da Malta, iniziano a trasferirsi a vivere in quei luoghi, portando con sé le barbatelle dei vitigni coltivati nelle loro zone d’origine.
Di lì a poco nasce la città di Vittoria.
Le scelte della Duchessa portano ricchezza e prestigio alle terre del Ragusano e ai loro vini, che già nel corso del secolo successivo vengono descritti come pregiatissimi.
Il declino dovuto alla Fillossera e la successiva rinascita
Verso la fine del 1800, soprattutto a causa della Fillossera, la produzione vitivinicola subisce una pesante battuta d’arresto e viene sostituita in larga misura dalla coltivazione di pomodori e altri ortaggi.
Quasi cent’anni più tardi, però, gli abitanti di questi luoghi riprendono consapevolezza delle potenzialità del proprio territorio e decidono di far rivivere quei vini tanto apprezzati nel corso dei secoli precedenti. Ricominciano dunque a valorizzare i vitigni autoctoni, riuscendo a interpretarli in chiave moderna e dando vita a una nuova identità enologica, che porterà nel 1973 all’ottenimento della DOC e nel 2005 della DOCG.
I vitigni del Cerasuolo di Vittoria DOCG

Sono due le varietà che da sempre compongono questo vino: il Nero d’Avola, utilizzato in percentuale variabile fra il 50 e il 70% e il Frappato, permesso dal disciplinare in quantità compresa fra il 30 e il 50%.
Nero d’Avola
Alcuni fanno risalire le sue origini ai coloni giunti nel Ragusano dalla Calabria con le barbatelle della varietà che coltivavano nelle loro terre, dato che il Nero d’Avola è chiamato anche Calabrese. In realtà, pare più verosimile che la radice del termine Calabrese derivi dalla parola dialettale “calavrisi”, composta da “calea” (cioè racina, uva) e “aulisi” (ovvero di Aula, che sta per Avola). Per tale ragione si considera il Nero d’Avola una varietà autoctona del Siracusano.
Il vino prodotto con questo vitigno ha una notevole intensità cromatica rubino con riflessi violacei. Il bouquet è ampio e regala sentori di viola, amarena, prugna, mora, liquirizia e chiodi di garofano. Il corpo importante presenta marcata freschezza, tannini ben percettibili e lunga persistenza.
Frappato
Varietà autoctona originaria della zona di Vittoria.
I vini da uve Frappato hanno poca intensità cromatica. Il profilo aromatico è complesso e caratterizzato da note di rosa, violetta, lampone, fragolina di bosco, gelsi, melograno e spezie. In bocca risultano di media struttura, con acidità vivace e tannini setosi, che li rendono estremamente fini.
L’areale e il terroir

La produzione del Cerasuolo di Vittoria DOCG coinvolge le province di Ragusa, Catania e Caltanissetta. L’area è delimitata a nord dai monti Erei, a sud dal mar Mediterraneo, a est dai monti Iblei e a ovest dalle colline centro-meridionali di Caltanissetta.
L’altitudine varia dal livello del mare a 500 metri di altezza e i suoli, molto variegati, sono costituiti da sabbie rosse, depositi alluvionali sabbioso-limosi e calcare.
Il clima è caratterizzato da scarsa piovosità nei mesi estivi e da notevoli escursioni termiche fra giorno e notte in primavera e autunno.
La degustazione

Gli otto campioni degustati, tutti compresi fra le annate 2023 e 2021, rivelano una forte tipicità e una grande eleganza. Sono stati serviti leggermente freschi, per valorizzarne la finezza e renderne la beva ancora più immediata.
Fra gli abbinamenti culinari suggeriti, pietanze a base di pesce arricchite dal pomodoro, che accompagnano alla perfezione la struttura snella e l’ottima bevibilità di questi vini.
Le aziende hanno scelto diversi materiali per la maturazione dei loro prodotti: acciaio, legno (sia barrique che botti grandi), anfora e a seguire, in alcuni casi, lunghi affinamenti in bottiglia. Questo ha influito notevolmente sulle caratteristiche organolettiche, regalando espressioni diverse di uno stesso territorio e sottolineando la poliedricità del Cerasuolo di Vittoria.
In particolare, nei vini maturati solo in acciaio spiccano gli intriganti sentori dei varietali, che rendono il sorso estremamente accattivante e goloso: primo fra tutti la ciliegia, nota olfattiva caratterizzante, da cui, infatti, deriva il nome Cerasuolo. Inoltre, viola, ribes, gelsi, arancia rossa, lampone, spezie e, in certi campioni, anche grafite e karkadè.
Il risultato è un vino snello, equilibrato, dall’affascinante ventaglio aromatico e dall’ottima bevibilità anche in gioventù, ovvero ciò che sempre più professionisti del settore e appassionati vogliono sulla propria tavola.