The answer, my friend, is blowin’ in the wind The answer is blowin’ in the wind
Bob Dylan – Blowin’ in the wind
C’è chi l’ha letta cantando e chi mente!
Del resto, chi non conosce la celebre, meravigliosa “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan?
Un pilastro della musica di tutti i tempi, una canzone immortale, che ha accompagnato generazioni di individui a partire dal 1962 e continua a farlo ancora oggi. Grazie alla sua intensità, è considerata il manifesto dei giovani statunitensi degli anni ’60-’70, disillusi dalla politica del loro Paese, che portò prima alla guerra fredda e poi a quella in Vietnam.
La musica nasce dall’ispirazione, dalla passione, dal sentimento, dalla dedizione e il suo immenso potere è questo: raccontare storie, trasmettere emozioni, scaldare gli animi, avvicinare le persone e rendere più bella la vita.
Esattamente come il vino.
Non è difficile comprendere, dunque, che un artista del calibro e della profondità di Bob Dylan possa essere rimasto affascinato dalle note vellutate ed emozionanti di un vino.

La storia ha inizio nei primi anni 2000, quando un viticoltore marchigiano, Antonio Terni, da sempre grande fan del cantautore americano, al termine di un concerto dell’artista, gli fa omaggio di alcune bottiglie di vino rosso. Ad accompagnarle un biglietto, in cui non compaiono semplicemente parole di ammirazione, ma un vero e proprio sogno che Antonio ha avuto il coraggio di inseguire: la proposta a Dylan di collaborare con lui alla produzione di un vino speciale.
In modo del tutto inaspettato, alcune settimane dopo, Jeff Rosen, il manager della star, contatta Terni per informarlo che Bob Dylan è interessato al suo progetto. Il cantante, infatti, pare sia stato rapito dalla profondità e dall’eleganza del vino che gli era stato donato, ovvero Visions of J., Montepulciano in purezza, prodotto solo nelle migliori annate, a partire dalle uve di un vigneto particolarmente vocato.
Un curioso destino quello di Visions of J., prodotto da Antonio, ispirandosi alla canzone Visions of Johanna di Dylan, di cui porta il nome, una delle preferite di Terni e anche della star. Proprio questo vino ora si trova a essere esso stesso fonte di ispirazione per il celebre cantautore, tanto da spingerlo a iniziare una nuova, insolita avventura.

Così inizia la collaborazione fra il viticoltore marchigiano e il cantante americano, che durerà circa tre anni, il cui frutto è un vino che Terni descrive come “un incontro dylaniano fra la robustezza nobile del Montepulciano e la morbidezza del Merlot‘.
Sul retro etichetta di queste rare bottiglie, prodotte in quantità limitatissima, si legge:
“Cosa ha spinto due uomini, da angoli opposti del mondo, a mettere i loro nomi su una bottiglia di vino rosso italiano? Destino? Fato? Coincidenza?
Planet Waves“, come il noto album di Dylan del 1974. Non poteva che essere questo il nome del vino che ancora oggi incarna in sé il concetto di ispirazione e che è stato in grado di (ri)unire passioni e destini apparentemente molto lontani fra loro.
Da diversi anni l’azienda Fattoria le Terrazze non produce più Planet Waves, che per noi rimane un oggetto di culto, dotato di un valore intrinseco ancora più profondo, perché ormai è entrato a tutti gli effetti nella leggenda.
Conoscendo la storia di questo vino, se ripensiamo alle strofe che Dylan scrisse parecchi anni prima nel brano All along the watchtower, ora ci appaiono ben più di semplici versi e assumono un senso quasi profetico:
Businessmen they drink my wine, Plow men dig my earth, None of them along the line, Know what any of it is worth… (Gli uomini d’affari bevono il mio vino, gli operai arano la mia terra, ma nessuno di loro in modo analogo conosce il valore di tutto ciò)