Il fiume Metauro prende il nome dai due principali torrenti dai quali nasce, il Meta e l’Auro e, nel corso dei suoi 121 km di lunghezza, bagna diversi comuni fra Toscana e Marche. Qui, dove i dolci pendii collinari lasciano il posto alla verdeggiante pianura, raggiunge Fano, per poi sfociare nel mare Adriatico.
Lungo tutto il suo percorso all’interno del territorio marchigiano, è allevato un vitigno a bacca bianca conosciuto fin dai tempi antichi e chiamato Bianchello del Metauro, per legarlo indissolubilmente alla sua culla di origine. Tale nome viene mantenuto anche nella DOC, nata nel 1969, generando un’insolita contrapposizione fra l’appellativo “Bianchello”, che risulta umile, familiare e la classicheggiante, altisonante specificazione “del Metauro”, che riporta la mente a trionfi del passato.
Come sottolinea Mario Soldati in “Vino al Vino”, è proprio questo apparente contrasto che racchiude in sé la sintesi perfetta del carattere del Bianchello del Metauro: un vino consapevole delle sue origini, che sa essere elegante e, allo stesso tempo, semplice nella sua accezione più alta.
La storia
Era il 207 a.C. quando l’esercito cartaginese, condotto da Asdrubale, si scontrò duramente nei pressi del fiume Metauro con le forze armate romane, guidate dai consoli Salinatore e Nerone. Il conflitto fu uno dei più decisivi della seconda guerra punica e si concluse con la schiacciante vittoria da parte dei Romani. Ancora oggi è ricordato come battaglia del Metauro, definita “un evento decisivo nella storia mondiale e una vera benedizione per Roma” (Scullard).
Fonti autorevoli, come lo storico Tacito, narrano che il trionfo romano fu reso possibile grazie allo stato di ebbrezza delle truppe cartaginesi, che non furono minimamente in grado di contrastare i nemici. Pare, infatti, che la notte precedente avessero bevuto ingenti quantità di un vino locale molto apprezzato, chiamato Bianchello.
Nei secoli successivi, grazie al lavoro svolto dai monaci benedettini, questo vitigno continuò a essere allevato per la produzione del piacevole nettare che regala e, con il passare del tempo, il suo nome venne sempre più indissolubilmente legato al circoscritto territorio di origine.
Il Bianchello oggi

L’attuale zona di produzione del Bianchello del Metauro DOC, prevista dal disciplinare, è compresa fra i limiti del bacino dell’omonimo fiume, ovvero dai monti delle Cesane al mare Adriatico e interessa 18 comuni.
209 sono gli ettari vitati totali e le aziende produttrici sono 18, sebbene sia presente qualche altro vignaiolo i cui vini non rientrano nella Denominazione di Origine Controllata.
Oltre alla versione tradizionale, ovvero bianco secco, che può essere anche superiore, sono ammesse le tipologie spumante e passito.
In gioventù il Bianchello del Metauro regala piacevoli note di fiori bianchi, agrumi e frutti a polpa gialla, mentre nelle versioni più evolute compaiono eleganti sentori eterei. In bocca non manca certo la sapidità, che ricorda in modo inequivocabile la vicinanza dei vigneti al mare.
Gli abbinamenti più azzeccati sono quelli della tradizione marchigiana, come per esempio la Casciotta d’Urbino DOP, il brodetto di pesce o un piatto di pasta all’uovo con il tartufo di Acqualagna.
L’azienda Fiorini
A Barchi, sulle colline marchigiane affacciate sul mare Adriatico, ha sede l’azienda agricola Fiorini, presente sul territorio dal 1849. Intorno al 1930, in seguito all’impianto del primo vigneto, ebbe inizio l’attività vitivinicola, che oggi è portata avanti da Carla Fiorini, enologa e imprenditrice.
I 45 ettari vitati, condotti in regime biologico certificato, sono rappresentati prevalentemente da varietà autoctone, con un focus particolare sul Bianchello, vinificato in differenti tipologie, tutte dotate di grande personalità.

Nota di merito a Tenuta Campioli, Bianchello del Metauro DOC Superiore, prodotto con le uve provenienti da un unico cru e fatto mature per circa 6 mesi in cemento. In degustazione il vino, considerato il fiore all’occhiello dell’azienda, regala grande piacevolezza, complessità e notevole finezza, con un potenziale evolutivo davvero interessante.
Per concludere, un cenno al progetto Pop Wine di Fiorini, che si traduce in una linea di vini realizzati seguendo strade nuove, non convenzionali, un po’ come fa la Pop Art: “Produrre vino, dopotutto, è una forma di arte, perché ha nella natura la sua musa ispiratrice”, afferma Paolo Tornati, co-ideatore di questa fusione eno-artistica.
In tale ottica è stato creato Andy (naturalmente ispirato a Andy Warhol), Pop-Bianchello del Metauro DOC Superiore, prodotto con le uve provenienti dai vigneti più vecchi dell’azienda. Viene vinificato in tonneau nuovi di Allier e fatto maturare per circa 6 mesi negli stessi contenitori sulle fecce fini con frequenti bâtonnage, quindi riposa in bottiglia. Il vino, non filtrato, in degustazione rivela un’intrigante personalità e permette di scoprire il lato più nascosto del Bianchello.
